Pubblico volentieri, l'appello dell'amico, presidente nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso
Ieri sera mi sono emozionato come tutt* voi per le parole
pronunciate da Benigni. L’ho riguardato più volte in queste ore e mi
sono convinto che rispetto al piano emotivo e di impatto non ci sia
altro da aggiungere. Siamo, quindi, soddisfatti e possiamo tornarcene
comodi sulle nostre poltrone? Questo sarebbe un fatale errore. Ho letto
nelle vostre decine di commenti, le aspre critiche nei confronti
dell’intervento di Franco Grillini, il sostegno di molti altri. Ritengo
che abbia fatto bene ad intervenire, sbagliando (ma chi non lo avrebbe
fatto in quella situazione?) a citare Povia, cadendo, quindi, nel
tranello della replica stizzita di Bonolis. Io non sono andato ieri a
Sanremo (parto oggi e ci arrivo in serata) perché ho una responsabilità
differente. Ho voluto ascoltare, annusare, comprendere come sarebbe
stata costruita la prima serata e, soprattutto penso di dover
rappresentare una molteplicità di posizioni, aspettative, critiche e
timori, che sono interni ed esterni ad Arcigay. Se vogliamo davvero
cominciare ad essere una comunità consapevole dobbiamo sapere che ogni
frase, intervento, commento pubblico ha il suo peso e soprattutto può
suscitare reazioni negative. Per questo in questa prima fase non sono
andato a Sanremo. Arcigay, insieme alle altre associazioni lgbt
nazionali, ha organizzato una festa sabato non per rispondere
semplicemente a Povia, al pietismo che ha saputo sollevare, al piano
inclinato e pericoloso sul perché si è omosessuali, io di questo non
voglio nemmeno discutere. La manifestazione si fa per affermare la
nostra presenza di persone libere, innamorate o meno, che non possono
sentirsi parte di un teatrino che li rappresenta come buoni, sensibili,
speciali, oppure malati, viziosi, figli di famiglie distrutte. Questo è
il loro campo tattico cui ci vorrebbero costringere a venire. Io mi
sottraggo perché non mi siederò mai ad un tavolo dove si discuta di
omosessualità, mi siedo attorno ad un tavolo dove si discute di
diritti, cittadinanza, vita quotidiana concreta. Allora attenzione a
cadere anche noi nel tranello di Bonolis (con cui dovrei avere un
incontro con la stampa domani, ma non è certo). La storia personale è
sempre in agguato, il diritto ad esprimere concetti falsi e pericolosi
pure, la strutturazione di una puntata misogina, giocata su parodie da
Vizietto è la norma. Non voglio ammiccare, farmi amico Bonolis,
partecipare alla sua corte, ho ben altro da fare, da dire, da
rappresentare. Certo quello che diremo e faremo nei prossimi giorni
sarà importante e delicato. Non voglio rinunciare ad esserci, in forma
anche nuova, rispettando le figure storiche del movimento, ma portando
avanti una consapevolezza nuova, forte, carica di allegra serietà.
Voglio esserci con il mio corpo (non minuto ehehe) e con le mie idee
perché se anche una sola di queste riesce ad emergere in questo orrendo
carrozzone mediatico, avremo fatto la nostra parte. Non intendo stare
in silenzio dopo l’intervento di Benigni, che ho pubblicamente
ringraziato, perché se è efficace per il grande pubblico che non
conosce l’alfabeto della civiltà moderna, non è assolutamente
sufficiente per noi. Che da decenni dovremmo esser oltre quella soglia,
riconoscendoci valore personale e collettivo di persone complete, che
non hanno bisogno di aggettivi per rappresentarsi, ma di strumenti
concreti per vivere con dignità.
Ecco cosa vorrei che accadesse sabato: che tante e tanti di voi
partecipassero alla manifestazione pubblica della nostra dignità! Vi
sembra poco?
Baci
Aurelio